La Commissione è stata sconfitta per la quarta volta,oggi a Bruxelles, nella sua pretesa di dettare agli Stati membri se devono o no coltivare piante Ogm sul loro territorio, e in particolare le due varietà di mais Mon810 e T25. Negli anni scorsi, l’Esecutivo Ue ci aveva già provato, invano, due volte con l’Austria e una con l’Ungheria. Oggi chiedeva ancora di imporre la fine dei divieti nazionali di coltivazione di Vienna e Budapest, e ha perso di nuovo, con una maggioranza contraria (22 paesi su 27) maggiore che negli scorsi tentativi, nonostante una procedura decisionale estremamente favorevole all’Esecutivo Ue (le sue proposte possono in questo campo essere respinte solo a maggioranza qualificata, pari a 255 voti).
Il risultato, tuttavia, non era affatto scontato. Solo all’ultimo momento, stamattina si è capito che la Germania e il Belgio avrebbero votato contro la Commissione, determinando la sua nuova sconfitta, mentre nelle ore precedenti il lavorio diplomatico sotterraneo degli austriaci e dei francesi, e anche la mobilitazione dei cittadini e delle Ong ambientaliste, erano riusciti a convincere gli spagnoli (gli unici che coltivano su scala commerciale il mais Mon810) e anche i portoghesi. Alla fine, sul Mon810 hanno votato a favore della Commissione (e contro i divieti austriaco e ungherese) solo Regno Unito, Svezia, Finlandia, Estonia e Olanda (63 voti su 345), mentre sul T25 (vietato solo in Austria) l’Esecutivo Ue ha ottenuto solo i voti di Regno Unito, Finlandia, Olanda, Estonia e Romania (67 voti).
L’Italia ha votato contro la proposta dell’Esecutivo Ue; ma, ha puntualizzato il ministro dell’Ambiente Stefania Presitgiacomo, si è trattato di un voto sui rapporti di forza fra Commissione e Stati membri, e non sull’autorizzazione di coltivazioni transgeniche. “Non sono mai stata una Ogm-scettica: quello di oggi - ha osservato il ministro - è stato un voto sui rapporti istituzionali fra la Commissione e gli Stati membri per garantire la possibilità per ciascun paese di avvalersi della ‘causola di salvaguardia’ espressamente prevista dalla direttiva 18/2001 (sul rilascio volontario di Ogm nell’ambiente, ndr), che consente a una singola nazione di vietare, se lo ritiene, la coltivazione di organismi geneticamente modificati”.
All’uscita dal Consiglio, in serata, il ministro ha confermato che, nonostante il voto di oggi, è in atto un cambiamento di rotta nel governo italiano, finora sempre contrario ad autorizzare coltivazioni di Ogm nell’Ue. Dopo aver ricordato che nel governo ci sono “posizioni distinte”, da quella del ministero del Welfare e Salute, “che vorrebbe la sperimentazione”, a quelle “più scettiche” (come nel caso del responsabile dell’Agricoltura Luca Zaia), Prestigiacomo ha precisato: “Io ho una posizione abbastanza aperta sugli Ogm, laddove è dimostrato scientificamente che non nuociono in alcun modo alla salute e all’ambiente”.
Soddisfattissimo il ministro austriaco dell’Ambiente, Nikolaus Berlakovich, “E’ una vittoria storica, per me è come se l’Austria avesse vinto gli europei di calcio”, ha detto dopo il voto.
Il ministro francese dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo, ha indicato da parte sua che l’Esecutivo Ue dovrebbe imparare la lezione: “Apprezzeremmo grandemente che la Commissione desse una lettura attenta del voto di oggi: non era un voto neutro, tutti hanno capito che riguardava anche la Francia e la Grecia e tutti gli altri Stati membri”, ha detto durante un breve incontro con i cronisti. Prima del voto di oggi, la Commissione intendeva proporre (probabilmente a giugno) l’abolizione dei divieti di coltivazione del mais Ogm esistenti anche in Francia e Grecia.
Il ministro francese ha anche criticato la Commissione per non aver ancora dato seguito alla richiesta del Consiglio Ue, durante il semestre di presidenza francese, di rivedere il sistema delle valutazioni di rischio e dei pareri scientifici dell’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa). Secondo Borloo, l’Ue deve dotarsi di una propria capacità di analisi scientifica diretta, con propri test e propri laboratori, piuttosto che limitarsi - come fa oggi l’Efsa - ad esaminare e commentare la letteratura scientifica esistente e le informazioni fornite dall’industria biotecnologica che chiede le autorizzazioni per commercializzare i propri Ogm.
“Chiediamo che la Commissione europea proponga una nuova missione per l’Efsa, che l’Ue abbia una ‘expertise’ diretta essa stessa, e restiamo in attesa dell’attuazione di questa richiesta”, ha detto Borloo, ricordando che questa posizione è stata adottata dai Ventisette all’unanimità, nelle conclusioni di un Consiglio Ue sotto presidenza francese, il 4 dicembre scorso.
Entusiasti del voto, naturalmente, le organizzazioni ambientaliste (Greenpeace, Friends of the Earth, Legambiente), i Verdi europei e la Coldiretti, mentre ha espresso tutta la sua insoddisfazione la confederazione europea delle industrie biotecnologiche, Europabio.
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